|
|
|
|
|
Fabio Turchetti, “poeta padano” Il suo “Francis Drake” è un album pieno di sorprese Chiamateci romantici ma l’idea di potere dare spazio nel grande mondo di Internet a Fabio Turchetti e al suo album “Francis Drake” ci da un po’ i brividi. Innanzitutto perché Turchetti – che come scrive Gino Paoli nelle note di copertina, è un “cantautore di origine padana che esprime i valori fondamentali di questa terra con una narrativa in cui vivono storie senza tempo nelle quali ognuno di noi si può rispecchiare” – vive ai margini del cosiddetto music business senza produttori potenti o multinazionali discografiche alle spalle ma soprattutto perché è un personaggio genuino in bilico tra certi cantautori storici (Bindi, Tenco, Conte, il primo Paoli, Ciampi) e certe sonorità “moderne” che si muovono nei dintorni del jazz (dall’acid al latin, passando per il blues e certe atmosfere notturne un po’ francesi e facendo una scappata anche nel reggae).
Intendiamoci,
quello di Turchetti non è un disco né modaiolo né di canzonette ma
semmai un’intrigante raccolta di racconti, un album di bozzetti di
vita, disegnati con un pennello delicato e intinto in un po’ di
malinconia. Insomma il classico lavoro di cui – come è accaduto a noi
– ci si può innamorare a prima vista, pardon, al primo ascolto.
Qualche
titolo? “Raggae’n blues”, “Magico”, “Tenera è la notte”,
“Francis Drake”, e “Dimmelo tu mia luna” e “Donna Lina”
dedicata a Charlie Parker ma scritta in dialetto padano. Consigliatissimo a chi ama i cantautori con la C maiuscola. E cioè quelli che sanno coniugare poesia del quotidiano con musica varia ma sempre di qualità. |
||
|
Gigio Rancilio in: Rock on line |
|
|
|